Soqquadro | Un nuovo progetto musicale

 

Soqquadro è un nuovo progetto musicale che coinvolge due docenti della nostra Scuola di Musica, Stefano Coppari e Marta Giulioni. Abbiamo avuto l’occasione di sentirli dal vivo durante la Notte Europea dei musei nel quale hanno presentato il loro progetto nel suggestivo scenario di Palazzo del Duca abbinando la loro ricerca alle opere fotografiche di Sue Park. L’evento è stato immortalato da Mirko Silvestrini, fotografo che negli anni ha spesso collaborato con la nostra Scuola; le fotografie che troverete all’interno dell’articolo sono state scattate proprio in questa serata.

Abbiamo deciso di intervistare Stefano e Marta per capire un po’ di più su questo progetto

Soqquadro un progetto che sin dal nome sembra voler sovvertire un certo modo ordinato e composto di fruire dell’esperienza di ascolto, ci raccontate come nasce questo progetto e quali sono le anime musicali che vi confluiscono all’interno?

M.G. Io e Stefano abbiamo iniziato a suonare insieme la scorsa estate. Quando gli ho detto che volevo approfondire il mondo del live electronics, effetti ecc. Mi ha subito proposto di creare qualcosa insieme e da qui è nato “Soqquadro”. Abbiamo molti ascolti alle spalle in comune, dal rock al jazz e così abbiamo costruito brani cercando di inseguire il suono che abbiamo in mente, dove suoni, elettronica e momenti acustici si mescolano all’improvvisazione.

S.C. Personalmente nasce da un esigenza compositiva diversa rispetto alle mie esperienze precedenti. Avevo piacere di suonare musica meno strutturata e incasellata all’interno di uno spartito. Qui infatti non ci sono partiture scritte o strutture prestabilite. Ci sono dei bozzetti a volte, degli schizzi di note o schemi da cui poi parte un viaggio, un dialogo improvvisato molto libero e talvolta imprevedibile.

Una delle parole chiave di questo progetto è caos, vedendovi dal vivo sembra veramente che i suoni provengano dal disordine universale della materia per poi trovare progressivamente un inquadramento attraverso una selezione come una materia che emerge da un tumulto, che cos’è per voi il caos?

M.G. Ogni volta che incontriamo momenti di caos e confusione nella vita ne usciamo con qualcosa di nuovo in mano, sia in negativo sia in positivo, dipende dalle situazioni. Quindi vedo il caos come una possibilità per rinnovarsi, per cambiare. Possiamo mettere in gioco tutto ciò che abbiamo e sappiamo, anche se per un po’ navigheremo nella confusione totale, alla fine del viaggio ci aspetta una risposta nuova, fresca e forse inaspettata alla domanda che ha scatenato il tutto.

S.C. Il caos per me è energia che prende una forma imprevedibile nel tempo. Caos però non vuol dire disordine. La musica anche quando ci sembra caotica è in realtà il risultato di attente scelte, o quantomeno dovrebbe esserlo. Nella costruzione e nella successione dei suoni c’è sempre una logica e un pensiero, quindi il caos è solo apparente.

Chitarra acustica, voce nuda ma anche loop station, sintetizzatori e un sacco di cavi e scatolette, come si tengono insieme queste parti della musica che talvolta tendono ad essere percepite così distanti?

M.G. Non credo che il collante sia nella natura dello strumento, ma l’utilizzo che se ne vuole fare e l’idea di musica che c’è dietro. Se si ha un’idea di suono, a prescindere dagli strumenti, probabilmente questa prevarrà, perché sarà lo strumento stesso a porsi al servizio della musica. 

S.C.  Mi piace pensare al nostro setup composto oltre che da voce e chitarra, da tanti effetti, pedali e sintetizzatori, come il laboratorio di un pittore con le tele e i cavalletti che impediscono al visitatore di muoversi, bozzetti e barattoli di vernice ovunque, pavimenti e pareti impolverate e impregnate di creatività. Mi affascina l’idea che dietro a questo “disordine” apparente ci sia un grande controllo degli strumenti, quasi chirurgico

Quali sono le progettualità per il futuro? un album? dove porterete soqquadro?

M.G.  Intanto vorremmo portarlo a fare concerti e in studio di registrazione. Per il resto, vedremo quel che accadrà!

S.C. Intanto il percorso che stiamo facendo già mi sta dando grandi soddisfazioni, il processo creativo mi costringe a trovare soluzioni continuamente nuove e svincolate di linguaggi prestabiliti. Questo rende ogni incontro molto stimolante e mantiene vivo l’approccio creativo sullo strumento. Chiaramente uno degli obiettivi prossimi sarà registrare un album, nel frattempo mi piacerebbe portare questa musica nei luoghi più disparati, dialogando anche con altre forme di arte.